Nuove osservazioni della missione SPHEREx della NASA hanno rivelato vaste nubi interconnesse di ghiaccio d’acqua che si estendono per centinaia di anni luce attraverso la Via Lattea. Questi filamenti ghiacciati, ricoperti da regioni attive di formazione stellare, forniscono un enorme serbatoio di materiale che potrebbe infine formare gli oceani dei pianeti appena nati.
Il progetto cosmico per l’acqua
La ricerca, guidata dall’astronomo Gary Melnick dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrofisica, identifica queste strutture ghiacciate all’interno di due principali vivai stellari: il Cygnus X e la Nebulosa Nordamericana.
La scoperta rappresenta un traguardo significativo per diversi motivi:
* Scala: Mentre i telescopi precedenti come il James Webb Space Telescope (JWST) hanno mappato il ghiaccio interstellare, le nuove mappe fornite da SPHEREx sono decine di volte più grandi, offrendo una prospettiva “rimpicciolita” della galassia.
* Distribuzione: I risultati confermano che il ghiaccio d’acqua non è solo un fenomeno localizzato ma è disperso in enormi distese di spazio interstellare.
* Formazione planetaria: Quando stelle e pianeti si formano dal collasso gravitazionale di gas e polvere, questo ghiaccio diffuso può essere trascinato nel processo.
“Se c’è molto di questo ghiaccio nelle vicinanze… ciò fornisce una probabile risposta a come questi mondi di nuova formazione potrebbero acquisire i propri oceani”, afferma Melnick.
Come SPHERex “vede” il ghiaccio
I dati provengono dallo Spectro-Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization and Ices Explorer (SPHEREx) della NASA. Lanciato nel marzo 2025, l’osservatorio utilizza la tecnologia a infrarossi per sorvegliare l’intero cielo.
Rilevare il ghiaccio nel vuoto dello spazio è una sfida di luci e ombre. Poiché il ghiaccio d’acqua assorbe lunghezze d’onda specifiche della luce infrarossa, appare come macchie scure o “nuvole sottili” sullo sfondo della luce stellare. Analizzando questi modelli di assorbimento, i ricercatori hanno determinato che il ghiaccio probabilmente riveste le superfici di innumerevoli granelli di polvere microscopici, creando una “nebbia congelata” che attraversa le parti più dense di queste nebulose.
Perché questo è importante per la ricerca della vita
Questa scoperta aggiunge un pezzo vitale al puzzle di come vengono creati gli ambienti che sostengono la vita. Se gran parte dell’acqua della Terra ha avuto origine come ghiaccio interstellare, allora la presenza di queste enormi nubi ghiacciate nei vivai stellari suggerisce che gli “ingredienti” per la vita potrebbero essere una caratteristica standard della formazione planetaria piuttosto che un raro incidente.
I ricercatori stanno ora lavorando per quantificare esattamente la quantità di ghiaccio presente in queste regioni. Determinando l’abbondanza di acqua, gli scienziati sperano di prevedere quali sistemi solari emergenti avranno maggiori probabilità di ospitare pianeti con vasti oceani liquidi.
Conclusione
La mappatura di questi enormi filamenti ghiacciati rivela che gli elementi costitutivi dell’acqua sono ampiamente distribuiti in tutte le regioni di formazione stellare della nostra galassia. Ciò suggerisce che il potenziale di sostentamento della vita negli oceani su nuovi mondi potrebbe essere un risultato comune del processo cosmico di formazione stellare.
