Un recente studio archeologico sta mettendo in discussione la cronologia stabilita dell’arrivo umano in Sud America, suggerendo che un sito chiave potrebbe essere migliaia di anni più giovane di quanto si credesse in precedenza. I risultati, se confermati, potrebbero riscrivere la comprensione dei primi americani e del modo in cui popolarono i continenti.
Monte Verde: una pietra angolare della teoria pre-Clovis
Per decenni, il sito di Monte Verde in Cile è stato centrale nell’idea che gli esseri umani abitassero il Sud America prima del popolo Clovis, che ha lasciato punte di lancia distintive risalenti a circa 13.000 anni fa. La datazione originale di Monte Verde, circa 14.500 anni fa, implicava che le persone vivessero in Sud America oltre un millennio prima di quanto si pensasse in precedenza. Questa teoria “pre-Clovis” divenne un concetto fondamentale nell’archeologia regionale.
La nuova analisi suggerisce un sito più giovane
La nuova ricerca, pubblicata su Science il 19 marzo, propone che Monte Verde sia stato occupato tra 4.200 e 8.200 anni fa, collocandolo saldamente nel periodo “post-Clovis”. I ricercatori, guidati da Todd Surovell dell’Università del Wyoming, hanno individuato uno strato di cenere vulcanica proveniente da un’eruzione avvenuta circa 11.000 anni fa sotto le prove di attività umana. Ciò suggerisce che l’occupazione sia avvenuta dopo che la cenere si è depositata, non prima.
Risultati contestati e dibattito scientifico
Le affermazioni dello studio non sono prive di opposizione. Tom Dillehay, l’archeologo che per primo ha datato Monte Verde, sostiene che il nuovo lavoro contiene “errori metodologici ed empirici”. Afferma che i dati sono errati, citando ricerche in loco insufficienti e interpretazioni errate dei processi geologici. Anche altri esperti, come Michael Waters della Texas A&M University, esprimono scetticismo, mettendo in dubbio la fattibilità della stratificazione dei sedimenti proposta nello studio.
Il ruolo dei sedimenti e del materiale organico
Il team di Surovell ipotizza che il materiale organico precedentemente considerato prova di abitanti “pre-Clovis” potrebbe essere stato trasportato da un torrente, distorcendo l’età del sito. La datazione al radiocarbonio e gli studi sulla luminescenza supportano la loro affermazione che il sito è significativamente più giovane di quanto inizialmente stimato.
Perché è importante: riscrivere la narrazione
La disputa su Monte Verde sottolinea quanto ancora rimanga sconosciuto sul popolamento delle Americhe. L’attuale disaccordo evidenzia la complessità dell’interpretazione archeologica. Se convalidata, la nuova datazione costringerebbe a una rivalutazione delle teorie esistenti, spostando potenzialmente l’attenzione dai primi insediamenti sudamericani alle migrazioni successive, post-Clovis.
Il dibattito attorno a Monte Verde sottolinea che le tempistiche archeologiche non sono fisse; they are subject to revision as new evidence emerges and methods evolve. La vera storia dei primi americani è ancora in corso, uno strato di sedimenti alla volta.
