Il parto umano è un’anomalia. A differenza di quasi tutti gli altri mammiferi, la nostra specie lotta con un processo vitale per la sopravvivenza, che spesso richiede l’intervento medico e talvolta provoca la morte sia della madre che del bambino. Questa non è solo sfortuna; è una conseguenza di milioni di anni di compromessi evolutivi. La domanda non è se il parto è difficile, ma perché sta diventando sempre più difficile e se siamo diretti verso un futuro in cui il parto vaginale naturale diventa impossibile.
Il dilemma ostetrico: un compromesso vecchio di milioni di anni
La spiegazione principale è il “dilemma ostetrico”. I nostri antenati hanno sviluppato bacini più stretti per facilitare un’efficiente camminata bipede. Ma questo ha ristretto il canale del parto, creando un conflitto con la crescente dimensione del cervello dei nostri bambini. Cervelli più grandi significano teste più grandi, rendendo difficile il passaggio attraverso un bacino stretto. La soluzione dell’evoluzione? Far nascere bambini in uno stadio meno sviluppato, ma ciò significava cure materne prolungate e, soprattutto, un rischio continuo di complicazioni durante il parto.
Questo dilemma non è solo teoria storica. I ricercatori ora credono che i progressi della medicina moderna, in particolare i cesarei, abbiano alterato la pressione selettiva. Poiché la chirurgia aggira il collo di bottiglia evolutivo, le donne con il bacino più stretto possono comunque riprodursi con successo, trasmettendo quei geni. Studi recenti condotti in Australia, Messico e Polonia suggeriscono che le aperture pelviche si sono già ridotte di oltre un pollice dal 1926, e tale tendenza potrebbe accelerare.
I fattori complicanti: dieta, cultura e pressione selettiva
La storia non è semplice. Alcuni sostengono che il dilemma sia esagerato, citando prove che la salute del pavimento pelvico, non solo la larghezza del canale, è importante. Una pelvi più stretta può offrire un migliore supporto agli organi, riducendo complicazioni come il prolasso. Altri sottolineano il ruolo dei cambiamenti culturali, in particolare della crescente medicalizzazione del parto nell’ultimo secolo. La disponibilità dei cesarei potrebbe aver facilitato la selezione per bacini più larghi, il che significa che vengono tramandati meno geni per aperture pelviche più grandi.
La dieta è un altro fattore chiave. Il passaggio all’agricoltura, circa 12.000 anni fa, introdusse una dieta ricca di carboidrati che potrebbe aver bloccato la crescita durante l’infanzia, promuovendo paradossalmente una maggiore crescita fetale, esacerbando la difficoltà del parto. Ciò potrebbe spiegare perché alcune popolazioni hanno sviluppato la persistenza della lattasi (la capacità di digerire il latte in età adulta) così rapidamente: potrebbe trattarsi di un adattamento compensativo per i cambiamenti nella dieta che incidono sullo sviluppo fetale.
Il futuro della nascita: intervento chirurgico o adattamento evolutivo?
La prospettiva di un futuro “solo cesareo” non è necessariamente inevitabile. Mentre alcuni ricercatori prevedono che l’intervento chirurgico diventerà la norma, altri ritengono che persista la pressione selettiva per bacino più larghi. Il fatto che oggi gli esseri umani dipendano meno dalla camminata efficiente rispetto ai nostri antenati può ridurre il vantaggio evolutivo dei fianchi stretti.
In ogni caso, i dati parlano chiaro: il parto è un processo ad alto rischio. Decine di migliaia di donne muoiono ogni anno e innumerevoli altre subiscono lesioni che ne alterano la vita. Comprendere le forze evolutive sottostanti può consentire alle donne di prendere decisioni informate e sostenere una migliore assistenza materna. Il dilemma ostetrico non è un fallimento della biologia; ci ricorda che l’evoluzione è complicata e, a volte, il prezzo del progresso è il dolore.
